IAAF World Relays: 4×400 femminile squalificata in batteria.

Alle IAAF World Relays gli azzurri restano ad 11 centesimi dalla finale per il pass olimpico. Niente da fare per la 4×400 femminile con il testimone che finisce a terra a pochi passi dal traguardo.

Elena

Poca fortuna per gli azzurri alle IAAF World Relays di Nassau (Bahamas). Nella prima giornata della rassegna mondiale dedicata alle staffette, la 4×100 con Fabio Cerutti, Eseosa Desalu, Diego Marani e Delmas Obou chiude al terzo posto la batteria in 38.84 alle spalle degli imprendibili Stati Uniti (Rodgers-Gatlin-Gay-Bailey) 37.87 e del Giappone 38.73 con il Canada squalificato. Il risultato del grintoso quartetto italiano, capace di far correre il testimone senza grossi intoppi ai cambi, è così il nono nel riepilogo dei tempi a soli 11 centesimi dalla finale che poteva valere il pass olimpico per Rio 2016. Nella finale B, Matteo Galvan prende il posto in penultima frazione di Marani (out per un fastidio all’adduttore), ma gli azzurri non vanno oltre la quinta posizione in 39.23. Esce, invece, di scena con una squalifica in batteria la 4×400 femminile, qui sesta un anno fa. Chiara Bazzoni (53.29), la campionessa europea Libania Grenot(51.43) e la dottoressa Elena Maria Bonfanti (52.19) guadagnano la seconda posizione dietro al “treno” degli USA che primeggeranno in 3:24.05. Purtroppo, però, nel rettilineo finale Maria Benedicta Chigbolu (54.20) crolla e subisce l’inesorabile rimonta di Polonia (3:30.32) e Canada (3:30.64), lasciandosi sfuggire il bastoncino poco prima del traguardo. Il cronometro dice Italia 3:31.11, un tempo che ne avrebbe fatto la prima delle escluse dalla finalissima, ma nel giro di pochi minuti arriva la conferma dell’infrazione e l’out ufficiale per le azzurre del miglio. Nella giornata conclusiva (ore 1:37 italiane del 4 maggio) toccherà alla 4×100 femminile con l’esordiente Giulia Riva, Gloria Hooper, Irene Siragusa e Audrey Alloh impegnate nella seconda delle tre batterie. Non andrà, invece, in pista la 4×200 maschile alla luce delle non perfette condizioni fisiche di alcuni dei nostri sprinter.

Articolo liberamente tratto da: http://www.fidal.it/