Casella di testo: Santuario della Madonna del Sasso
 

Casella di testo: Qui la Madonna apparve il 23 luglio 1657 ad una vedova di nome Giovanna Fumagalli che errava col suo gregge nell’ombrosa Valle dei Sassi, (da qui il nome Madonna del Sasso). La donna tanto religiosa era assorta in santi pensieri facendo scorrere tra le dita i grani del Rosario mentre si dirigeva verso una sorgente d’acqua. Presso quella sorgente la Madonna visitò la pastorella anche il giorno seguente.
Quando la notizia si diffuse nei paesi vicini, accorse gente da tutta la Brianza. Gli archivi Parrocchiali annotano l’avvenimento di prodigiose guarigioni e sensibili sollievi con la semplice invocazione della Madonna  e l’uso dell’acqua  della sorgente.
Nel frattempo maturava il desiderio degli abitanti della zona di erigere un piccolo Santuario. I mezzi giunsero il 27 novembre 1707 quando il Sig. Francesco Pizzagalli nativo di Cagliano, per riconoscenza e gratitudine verso la Madonna del Sasso, da cui aveva ricevuto molti favori e grazie, volle erigere una Cappelletta. Una volta eretta, si scatenò subito il desiderio di ingrandirla e tramutarla in una vera e propria Chiesa. Il piccolo Santuario diventò la meta di devoti pellegrini e di processioni.
Nel mese di agosto 1881, la Chiesina venne distrutta da un incendio causato dalle candele accese ma grazie alla generosità dei fedeli, in poco meno di una anno, venne riaperta al culto.
Il Parroco di Giovenzana Don Riccardo Corti, essendosi rivolto alla Madonna durante la prigionia in Germania nel 1943/45, ed avendo ottenuto aiuto, ha fatto voto alla Madonna del Sasso di solennizzare ciò con l’Incoronazione della statua stessa e in data 15 agosto 1957 (III centenario dell’Apparizione) incoronò solennemente il S. Simulacro.
Il suo successore Don Giovanni Anino, negli anni 1967/68  fece decorare e riaffrescare il Santuario dai pittori Vilasco Fiorentino e Franco Bernuzzi.
Nel 1980, essendo la statua in precarie condizioni di conservazione, il Parroco Don Carlo Molteni, ha provveduto al restauro della statua stessa riportandola  all’originario splendore, per opera  della Scuola Beato Angelico di Milano.
Come molti edifici religiosi della zona, La chiesa ha un’unica navata ed è esempio di “Barocco di campagna”